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Expo 70 / Be Invisible Now

Boring Machines (Italy)/Kill Shaman

2008

CD

PRESS

 

 

AQUARIUS RECORDS

From list No. ?

ELatest from aQ faves Expo '70, masters of modern krautdrone, every record another chapter in their expanding sonic history of the universe, a tale in sound, of suns and planets, of drifting in space, of galaxies expanding, of stars dying, of black holes, and endless expanses, of timelessness and infinity.

 

Two tracks, each a slow building epic, the first rife with deep chordal swells, simple strummed acoustic guitars, crumbling distorted leads, mournful melancholy melodies, distant streaks of feedback, abstract whir and deep minimal rumble, a gorgeous slab of outer space drone folk, like a more spaced out kraut version of Kiss The Anus, or like a new weird America Santana fused with Hawkwind at their most acoustic and blissed out. The second track is a much dronier affair, a spaced out soundscape of rumbling, buzzing, shimmering synths, layered and textured, rhythmic and hypnotic. Like Tangerine Dream or Popol Vuh, but much darker and buzzier, but just as blissy and space-y. The sound building and building into a heaving wall of synths and guitars, various whirs and rumbles and tangled up minimal melodies, all wavering textures and timbres, eventually joined by strange outer space FX, and more pronounced funereal melodies. Some truly gorgeous spacey shit for sure.

 

For this cd-r, Expo '70 have teamed up with Italian drone rockers Be Invisible Now, who have a similar sound, but definitely manages to make it their own. Beginning like some Goblin Argento soundtrack, all creepy synths and swells of black ambience, delicate little spacey melodies and swooshing FX, that swirl and build, the track begins to distort and crumble, the effects becoming more agitated and intense, the whole track thickening, until drums come in, offering up a tribal framework, around which the sea of synths swirls and shimmers, a mysterious rhythmic space rock ritual, which quickly fades out, leaving the various layers of synths to slow down, to slip away, to darken and crumble, leaving just a soft, fading buzz.

 

The second BIN! track begins all heavy and distorted, almost like some spacier Wolf Eyes, wrapped in swirling effects, anchored by simple pounding percussion, the synths getting more intense and more buzzy, thick and blown out, the programmed rhythms growing skittery and chaotic, everything louder and more dense, more distorted, FX everywhere, the track erupting into some strange noise drenched new wave, like the soundtrack to some French new wave horror film, or some New Order remix rejected for being to noisy and fucked up and scary. Awesome.

 

A pretty good intercontinental space rock, krautdrone matchup for sure. Packaged in a full color eco-wallet digipak style sleeve, and of course LIMITED.

 

 

Storia della Musica (in Italian)

di Alessandro Pascale

3.5/5 stars

La Boring Machines è indubbiamente una delle etichette emergenti più interessanti di casa nostra con il suo parco di riferimento squisitamente psichedelico decisamente poco commerciale ma molto interessante. Un paio di songwriter di razza (Jessica Bailiff, Bob Corn) ma soprattutto tanta bella roba sperimentale e strumentale (Boring Machines, Satan is my Brother oltre alle due realtà dello split odierno). Se non siamo in presenza di una piccola scena c'è comunque di che sbattere le ciglia per lo possibilità di poter godere una simile realtà in Italia.

 

A conferma del buon momento dell'etichetta esce questo split tra Expo'70 e Be Invisible Now!, due tracce a testa per oltre quaranta minuti di musica. Expo'70 è il progetto di Justin Wrights, uno che si è divertito a suonare in alcune band californiane abbastanza misconosciute (Living Science Foundation, Electric Sky) prima di mettersi in proprio realizzando tonnellate di materiale da cui viene estrapolato nel 2007 il suo esordio ufficiale Animism. Ascoltando le due composizioni qui presenti emerge netto il ricordo di quella musica cosmica squisitamente '70s. Quello space-rock tipicamente kraut e parzialmente ambient che prende le mosse dai vari Tay Mahal Travellers, Popol Vuh, Tangerine Dream, Ash Ra Tempel.

 

In Heir of serpents una consistente serie di synth e tastiere crea un tappeto sonoro spirituale e minimale su cui interviene una chitarra acustica strascicata presto accompagnata da un paio di chitarre elettriche delle quali una ripete ossessivamente un riff con la costanza di un rintocco di campana, l'altra invece spazio in un blues acido, fino allo spegnimento quasi improvviso. Seeker of sonic auras invece elimina del tutto ogni improvvisazione impastando un sound ancora più gelido, claustrofobico e inquietante. L'impressione però è che si spezzi l'equilibrio che caratterizza la prima traccia dando adito all'impressione di una carenza di idee.

 

Be Invisible Now! è anch'esso il progetto solista nato nel 2001 del trevigiano Marco Giotto, dopo un passato '90s come musicista rock più convenzionale.

 

I riferimenti stilistici sono grosso modo gli stessi già elencati in precendenza per Expo'70 ad eccezione forse di un maggiore amore per i primi Pink Floyd periodo A saucerful of secrets-Ummagumma. Direttamente da quei dischi sembra infatti provenire il drumming forsennato alla Nick Mason che si fa largo tra i crismi digitali de I fiori devono morire. Percussionismo a tratti violento e tribale di forte impatto che impreziosisce un clima misterioso e alienante.

 

L'ultimo giardino dietro la chiesa parte con un vortice di synth su cui si staglia un drumming dapprima scandito e regolare poi asincrono e sbeffeggiante. L'uso dell'elettronica crea un clima ostile, minaccioso e fortemente meccanico, un'atmosfera da apocalisse nucleare se non da dicotomia uomo-macchina.

 

La potenza del disco (e in particolare della seconda parte) impone allora una certa attenzione per questi artisti che, pur mostrando una forte derivatività dai mostri sacri dei '70s, rielaborano ottimamente quelle istanze con una serie di quei "viaggioni" psichedelici che nel panorama attuale si credeva fossero in grado di realizzare solo calibri grossi come Bardo Pond, Brian Jonestown Massacre, Warlocks e Dead Meadow.

 

 

SANDS ZINE (in Italian)

il ritorno dei krauti, ben cucinati, gustosi e saporiti

x Matteo Uggeri

Era parecchio tempo che un CD nuovo nuovo, appena estratto dal cellophane ed infilato nello stereo dell'auto, non mi trasportava immediatamente in nuovi lidi mentali lasciandomi con bocca semiaperta e testa dondolante. Questo l'effetto dell'apertura di Heir of the Serpents, cavalcata krautissima, pieni anni '70, tra spaziali droni di synth vintage ed una chitarra acustica che quando fa il suo ingresso, non prima del terzo minuto, si porta dietro tutta la mia attenzione. In più, chitarroni psichedelici corredano il tutto con piena coerenza revival. È la traccia più bella dello split, ma non è niente male neppure il seguito, con l'immobile e cadenzata Seeker of Sonic Auras, con crescendo più statico e assolini di tastiera conditi dai tipici "swiiiiiisshhhhh" del tempo che fu.

 

Con I fiori devono morire l'atmosfera si incupisce, pare quasi dark ambient, quando poi a metà brano una ritmica elettronico/tribale ci sveglia dal torpore. Ancora più pesantezza nella conclusiva L'ultimo giardino dietro la chiesa, dove affiorano anche suoni distorti e una cassa di stampo EBM trascinante e cattiva come il Diavolo, una roba che non sentivo dai tempi delle frequentazioni disco-dark dove Frontline Assembly et similia (direi che qui viene in mente proprio il loro bel side project strumentale Delerium) la facevano da padrone. Al di là di quest'ultima influenza però tutto il disco resta agganciato al kraut rock anni '70, senza vergogna, senza dubbi, senza paura. Sebbene io non ami il revival, quando è così dichiarato e diretto (nella presentazione si fanno i nomi di Klaus Schulze e Cluster, certo non a caso, e ci si potrebbero mettere anche Tangerine Dream e compari…) riesco più facilmente ad apprezzarlo. Ode quindi ai due autori di questo omogeneo split, il californiano Justin Wright (Expo '70) e l'italiano Marco Giotto (Be Invisible Now), nonché all'etichetta Boring Machines, poco prolifica (ed è un bene di questi tempi) ma estremamente attenta a piccoli gioielli come questo.

 

 

PSYCHATRONE ROENDAKK Blog

This is one of the many new delights available from EXPO'70...

 

The two tracks here from EXPO'70 are very early (and I mean VEERYY early)Tangerine Dream like. I'm talkin' Alpha Centauri era(again...it seems...?) here on "Heir of Serpents" ,a cool cosmic drone that seems made from mellotron flute is accented by slide guitar of a Syd-like quality ...while slowly a strumming acoustic guitar adds it's tone to this strangely pastoral sound. Near this track's end the final touch is layers of distorted guitar that add a sea-chanty like mantra to the proceedings. Very nice. "Seeker of Sonic Auras" wafts in on a single note repeating over space-wave synth of an ominous quality. This gets a queazy warble going that hints at something frightening below a dark surface....it's peaceful but uneasy at the same time. The track shifts layers exploring all the strange qualities of this dronescape. A paranoid space for your exploration....I have the feeling Hawkwind would have approved!

 

Now BE INVISIBLE NOW comes right in on that "ominous" vibe with the first of their two tracks....their drone says "No one can hear you scream in space",...or "In case of sonic attack...use your metal limbs"...maybe? Then after a good five minutes of darkness the drums come in to make this sound like side three of ULTIMA THULE!! Swells of chittering synths blast around the driving drums like maddened insects attacking your mind,.....then all fades into the blackness of metallic drone once more. Alien groaning synths take us back out of this space towards their second cut.... this time darkness with a beat! Spooky giant drones with an almost "gothic" feeling take you to the land of Dario Argento. Hell ,you can almost see the friggin' zombies stalking you ,even when your house is lit by full daylight! This is "meat eating" synth fright,...and it's so damned good.

 

So,there you go,....I ask you,"HOW can you go wrong!?!" Get yourself a copy of this new synth classic before it's all gone and you have to cry to someone to get a lowly burn of it. (Now I've gotta get some more "Be Invisible...." stuff. Hot DAMN!)

 

 

MY RECORD COLLECTION.ORG

Yet another worthwhile Expo '70 split release which, this time, finds Wright tag-teamed along with Italy's obscure Be Invisible Now!. The four tracks on the CD are nothing short of astounding. The opening Heir Of Serpents sounds huge, 2001 HUGE!!! With it's descending evaporating melodies and repetitive acoustic guitar arrangements, it truly does feel like floating way out in deep space while tripping balls. Seeker Of Sonic Auras is a much darker number which would have fit perfectly on the soundtrack to Jodorowsky's El Topo with it's vision-inducing drones and chiming slide-guitar effects. Be Invisible Now! stay along the same lines as their counterpart. I Fiori Devono Morire is a creepy yet pounding number filled with dark and moody drones, tons of fucked up sci-fi effects and old school organ melodies. L'Ultimo Giardino Dietro La Chiesa closes the album on a more industrial note with it's electronic beats and insect-like atmosphere.

 

 

AUDIO DROME

Eccellente confezione dal gusto retrò per uno dei dischi più interessanti dell'anno: sulla carta è "solo" uno split con quattro tracce, ma si tratta di qualcosa di coerente ed efficace a partire dalle immagini per arrivare ai suoni.

 

Expo '70 (Justin Wright da Kansas City, chitarra e synths) si trova in una zona non ben definita tra musica cosmica, Dylan Carlson e "figli". Esistono una serie di uscite su cd-r, ma per iniziare si può partire dall'album Animism, uscito lo scorso anno per Kill Shaman. Be Invisible Now! (Marco Giotto da Treviso coi suoi macchinari analogici) è un altro progetto dall'approccio vintage, che si muove sempre in una zona non ben definita tra corrieri cosmici e suggestioni "carpenteriane": si consiglia l'ascolto di Neutrino, suo disco del 2007. Accoppiata perfetta, dunque, in un 2008 nel quale gruppi importanti come i Portishead – a modo loro - hanno portato reminescenze kraut (e anche carpenteriane) a una fetta di pubblico più ampia, costituendo solo una delle manifestazioni più evidenti del rinnovato interesse verso certi gruppi e certi suoni da parte di artisti anche molto diversi tra loro.

 

Lo split comincia con Expo '70 e "Heir Of Serpents", immensa e spaziale sin da subito, con una chitarra acustica ipnotizzante alla quale si sovrappone una elettrica e acida, giusto affinché il viaggio non sia troppo quieto. "Seeker Of Sonic Auras", invece, coi suoi rintocchi sinistri e le sue atmosfere fantascientifiche, vede Justin alle prese coi soli sintetizzatori. Tocca poi a Be Invisible Now! e a "I Fiori Devono Morire" (chi indovina la citazione vince un tempio in miniatura), altra traccia dal gusto retro-science-fiction, quasi si volesse rendere meno percettibile il passaggio da un progetto all'altro, non fosse per l'ingresso successivo di percussioni minacciose, che costituisce un palese scarto. Anche "L'ultimo Giardino Dietro La Chiesa" (qui la citazione non l'ho capita, accetto suggerimenti) si caratterizza per minacciosità, e sono sempre i battiti, cupi e soffocanti, a giocare un ruolo decisivo.

 

Li vedremo assieme in tour?

 

A cura di: Fabrizio Garau 4 stars/5

 

Vital Weekly

From Kansas City hails Justin Wright, as Expo '70. He started in 2003 by playing the guitar to create drones with delay and repeat pedals. Be Invisible Now! is Marco Giotti from Italy, who does perhaps the same, but has more rhythm to it. They met over the internet and release here a split CD, two tracks each (divided over a side A and a side B on the cover, but that was never idea that worked well, I think). With Be Invisible Now! the drum computers bang their way through the two pieces, with the instruments being loud and clear present - synthesizers, guitars and more effects. Its a bit of randomized approach towards what he does, hovering in a dark world. Maybe there is a cinematic approach to it, but its from a kind of film I don't see too often. Expo '70 on the hand is much more concentrated. He starts his 'Heir Of Serpents' with an organ drone and then slowly an acoustic guitar sounds drop in until there is a solid e-bow solo. Very retro, very seventies, but very nice. The second piece has a steady, slow organ pulse to start with, and then thick slices of synthesizers come in. Klaus Schulze's darkest nightmare. What Expo '70 does is not new at all, but it sounds damn fine here. (FdW)

Address: http://www.boringmachines.it

 

 

MUSIQUE MACHINE dot com

Expo '70- Be Invisble Now! - Self Titled [Boring Machines - 2008]

 

This two way split brings together two tracks a piece of hypnotic tinged Krautrock from Expo 70 who come from the USA & Be Invisible Now! from Italy. And for a split release surprisingly this(for most the part) flows rather well as a glorious tripped out whole

 

First up we have two tracks from Expo 70 with the first being Heir Of Serpents which enters with a wonderful retro and atmospheric spaced synth loopand build, over time a acoustic guitar strum is added and finally the track adds in a electric guitar seers as it raiser to it's end. Next isthe wonderful titled Seeker of Sonic Auras which starts inwith a spaced synth harpsichord like note press tone and over timebuilds up shifting, buzzing and interlocking layers of atmospheric analogue synth dwell.

 

Then we're onto the Be Invisible Now! tracks;theses are the first two tracks I've heard from the project & I must say I'm very impressed by the first track and a little unsureabout the second. Firstly we have I Fiori Devono Morire(the Flowers must die) which starts with a dark and purring synth loop and tinkle that rather brought to mind John Carpenter soundtrack meets Krautrock build. As the track progresses and the atmosphere builds tribal like drum runs are introduced which rather brought to mind a more hectic take on Tangerine Dreams Atem. Then we're onto the last track L'Ultimo Giardino Dietro La Chiesa (Last Garden Behind the Church) which starts off rather strange and haunting with wavering synth feedback textures that soon joined by bastardised Jan Hammer type beat matter. But sadly as the track progresses it just doesn't seem to settle down or smooth out with band trying to mix hypnotic and glighty together and somehow it does not gel -with it often feeling like a collection of song bits instead of one satisfying piece.

 

So the first three tracks are superb and rub along wonderfully together making very satisfying and atmospheric often cosmic bound series of Kruatrock 'n' synth hypnotics. It's just track four that seems to break the spell and high quality of the other tracks- so much so that I'd advise playing the first three tracks separately and then the forth in a separate sonic situation.

 

3 out of 5

Roger Batty

 

 

Sentireascoltare Magazine

Boring Machines, una delle etichette più interessanti sul panorama italiano allarga i suoi confini e va ad accalappiare per questo split-album, spiriti affini seppur geograficamente distanti.

 

Da una parte di questa atlantische freundschaft, il losangelino Justin Wright, autore di una messe non indifferente di release con l’alias Expo 70; dall’altra parte l’italiano, trevigiano per l’esattezza, Marco Giotto. Se la prima dovrebbe essere una sigla nota a chi si interessi di drone-rock strumentale – spesso e volentieri nero come la pece –, c’è da dire che anche il più giovane, discograficamente parlando, non passa inosservato. Si veda l’ottima accoglienza ricevuta dall’esordio Neutrino e le continue commissioni artistico-visuali.

 

L’unione – nata virtualmente sul web e benedetta dalla coproduzione con Kill Shaman, che si occupa del territorio nordamericano – è un patto atlantico in nome del droning di matrice latamente krauta e dagli accenti filmici, ed in cui i due pezzi ciascuno sembrano proposte speculari e stilisticamente omogenee.

 

L’americano sfrutta synth in analogico e chitarra acustica per disegnare cavalcate kraute che sono soffi di psichedelia ipnotica e reiterata (quando entra la chitarra, vedi Heir Of Serpents) e invitante al sogno e all’abbandono (i flutti droning dei synth di Seeker Of Sonic Auras). Il nostro invece mostra una faccia più inquietante del kraut, mostruosa e deforme, dapprima in formato dark-ambient tribale – la lunga, inquieta I Fiori Devono Morire – poi industrial-ritualistico nella conclusiva L'Ultimo Giardino Dietro La Chiesa.

 

Un disco non facile eppure non ostico, che dimostra lo spessore di una etichetta che sa osare anche avventurarsi al di fuori dei confini nazionali. (7.0/10)

 

 

PROGRESS REPORT

Two tracks from each band on this split release. Expo ’70 start proceedings with a very mellow laid back piece that starts off with a slow synth riff not unlike what you might expect from very early post Syd Pink Floyd. Over this are layers of other synth textures and as you’d expect with an Expo ’70 piece all topped off nicely with some equally subtle and unobtrusive guitar sounds. Just when you think that’s where it’s going to stay an acoustic guitar riff comes in. Not a million miles away from Hawkwind’s “Children of the Sun,” it adds a nice completeness to the piece and it drifts peacefully away like this until a couple of minutes from the end when Justin adds a couple of melody lines played on electric guitar. They could quite easily overpower the subtlety of the track but somehow manage to avoid doing that and add a nice little edge to the proceedings.

 

The 2nd Expo ‘70 piece sounds to my ears anyway as if it’s all done on synth. I suppose you could put it in the Krautrock/Kosmische genre of synth pieces though the sounds Justin has chosen are not quite as clean and smooth sounding as you’d expect from say Tangerine Dream or Klaus Schulze they’ve got more bite to them. It’s a ten minute piece and to me loses something from not having some guitar on there.

 

Be Invisible Now! are not a band I’ve come across before but from what I can tell it’s is a solo project by Italy's Marco Giotto who before he started working as Be Invisible Now! was working more in the fields of guitar improv and hardcore. So this really is quite a departure for him. Again the two tracks have more than a hint of Kosmische in them and so fit nicely together with the tracks that Expo ’70 have provided for this release. The first piece has a slight industrial edge to it in places and a large tribal rhythm makes it presence felt from about half way through but it certainly has Germany in the 70's as its primary influence. It’s probably the weakest of the pieces on this split. His second track is a far more successful piece. It’s more rooted in the present and sounds more of a glitch track than anything else. Complex rhythms and more digital sounding synths give this much more of an intriguing sound than the first piece and make it seem not a million miles away from Plastikman the more minimal end of techno.

 

As a pair Expo ‘70 and Be Invisible Now! fit together fairly well though I’m not sure such a small amount of time for each of them really allows you to get a proper taste of what they can do but for anyone not already aware of their work this would serve well as an introduction. DB

expo70beinvisible